Inquinamento indoor: tutte le evidenze scientifiche e una possibile soluzione al problema

inquinamento-indoor-donna-mascherina

L’inquinamento domestico e degli ambienti chiusi è un grave fattore di rischio per la nostra salute. Lo sanno bene, in particolare, i 10 milioni di italiani che soffrono di allergie, circa il 20% della popolazione.

Secondo l’ISTAT le allergie costituiscono la terza causa di malattia cronica dopo osteoporosi e ipertensione ed è stato dimostrato che le condizioni ambientali cui i bambini sono esposti nei primi anni di vita influenza l’insorgere di asma e altre patologie respiratorie. Proteggere tra le pareti di casa i più piccoli, ma anche gli anziani e tutti gli altri membri della famiglia è dunque fondamentale: i nostri appartamenti dovrebbero costituire un rifugio sicuro e salubre, specie in tempi come quelli che stiamo vivendo, in cui vi trascorriamo così tanto tempo.

Ma anche gli altri luoghi chiusi sono potenzialmente pericolosi: l’inquinamento indoor si può riscontrare anche sul posto di lavoro e rientra nel così detto “rischio occupazionale” o professionale.

In alcuni casi si parla in particolare di “SBS, Sick building syndrome”, ovvero Sindrome dell’edificio malato. Essa ricorre in presenza di un quadro sintomatologico ben definito a carico di chi permane in un edificio moderno o recentemente rinnovato e che non dispone di una ventilazione adeguata.

Le persone colpite da SBS lamentano irritazioni agli occhi e al naso, mal di testa, vertigini e difficoltà di concentrazione. Nonostante i sintomi di SBS siano di lieve entità questa sindrome è responsabile di un calo della produttività non trascurabile, con un costo più elevato di altre malattie gravi e con prognosi peggiore.

Ma cosa attenta alla nostra salute operando in modo così subdolo e silenzioso?

L’aria di casa al microscopio

Si stima che l’inquinamento indoor sia responsabile del 2,7% delle malattie a livello globale.

I fattori di rischio sono molteplici e dipendono dall’umidità degli ambienti chiusi, da una ventilazione insufficiente, dall’uso di climatizzatori non igienici, dall’emissione di sostanze irritanti da parte dei materiali edilizi.

Se potessimo analizzare l’aria presente nelle nostre case e, in generale, negli ambienti chiusi troveremmo sicuramente…

Particolato

Sono particelle estremamente fini, classificate a seconda delle loro dimensioni. Con la dicitura PM10, per esempio, si fa riferimento a particolato di dimensioni fino a 10 micrometri. Il particolato causa asma e respiro sibilante. Secondo alcune ricerche per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM2,5 si verifica un aumento di difficoltà respiratorie durante il sonno dei bambini pari al 6-7%.

Comporti organici volatili (COV)

Si tratta di sostanze chimiche derivanti da prodotti di uso domestico come disinfettanti, pesticidi, cosmetici, deodoranti per l’ambiente. I COV sono emessi anche da alcuni tipi di vernice e di pavimenti in vinile. La correlazione tra COV e condizioni patologiche anche gravi è stata ampiamente dimostrata:

  • il rischio di sviluppare asma aumenta di 1,2-2,9 volte a seguito dell’esposizione a tutti i tipi di composti organici volatili;
  • nei bambini il rischio di sviluppare asma è superiore al 17% per ogni aumento di 10 mg/m3 nella concentrazione di formaldeide;
  • il rischio di sviluppare bronchite cronica aumenta di 11 volte per esposizione alla formaldeide (è utilizzata in alcuni materiali da costruzione come il truciolato);
  • il rischio di sviluppare respiro sibilante cronico è fino a 3,4 volte superiore in caso di esposizione a plastiche.

Radon

È un gas radioattivo di origine naturale che negli ambienti chiusi si trova soprattutto nelle cantine, nei garage e negli scantinati, specie in presenza di canalizzazioni e tubature non ben sigillate. L’esposizione al radon costituisce la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo e può essere considerato direttamente responsabile della morte di circa 3.500 persone l’anno in Italia.

Allergeni

Includono la polvere, gli acari e il pelo degli animali, si annidano in tutti gli ambienti caldi e umidi e si spostano con l’aria. Sono legati allo sviluppo di asma o allergie e all’aumentato rischio di malattia in soggetti già asmatici.

Diossido di azoto

Prodotto dal riscaldamento e dagli apparecchi a gas della cucina, causa tosse, senso di costrizione al petto e dispnea.

Acetaldeide

Più tossica dell’alcool etilico e catalogata come sostanza cancerogena, l’acetaldeide si trova nell’aria di casa perché è emessa da alcuni mobili, dal fumo di sigaretta, dalle vernici, dalle cere e dai prodotti per la pulizia.

Aprire le finestre non basta

Si potrebbe facilmente pensare che una possibile soluzione all’inquinamento indoor sia aprire le finestre e lasciare che gli ambienti si arieggino naturalmente. Ma, ricorrendo ancora una volta ai dati scientifici, questa prospettiva cambia completamente: secondo Mal’Aria, l’ultimo sconvolgente rapporto di Legambiente datato settembre 2020, nell’85% delle città italiane si superano le soglie di tolleranza stabilite dall’OMS per la concentrazione di polveri sottili e biossido di azoto. Il 15% delle nostre città invece sfiora appena il valore della sufficienza. Il ricambio d’aria non costituisce dunque un rimedio efficace al problema dell’inquinamento nei luoghi chiusi.

È interessante anche considerare quanto riportato in un articolo della Società italiana di medicina ambientale pubblicato sul British medical journal, dove si legge che “la Pianura padana in inverno è assimilabile a un ambiente indoor con il soffitto di qualche decina di metri, dove, in presenza di una grande circolazione virale, le condizioni di stabilità atmosferica, il tasso di umidità e la scarsa ventilazione hanno di fatto aperto al Coronavirus delle vere e proprie autostrade”.

Insomma finché l’inquinamento cittadino resterà ancora al centro del dibattito sulla salubrità dell’aria sarà necessario ricorrere a soluzione alternative per la purificazione dell’aria negli ambienti chiusi. Questa considerazione vale per le nostre case ma anche all’interno dei luoghi di lavoro e intrattenimento nei quali è precisa responsabilità degli amministratori garantire la salute delle persone che vi lavorano e che vi transitano.

Un aiuto dalla tecnologia

Per migliorare la qualità dell’aria negli spazi chiusi gli esperti consigliano di non fumare, di utilizzare le piante ricorrendo alla loro naturale funzione purificatrice, di passare spesso l’aspirapolvere e pulire le superfici con detergenti bio. Ma un grosso aiuto proviene anche dall’uso di purificatori d’aria, ovvero dispositivi capaci di ripulire l’aria dalle sostanze inquinanti e responsabili delle patologie cui abbiamo fatto riferimento in questo articolo.

La tecnologia ha infatti fatto passi da gigante nella purificazione degli ambienti chiusi. Alla filtrazione HEPA, efficace nell’eliminazione di muffe, polvere, allergeni e batteri, si affianca oggi:

  • la fotocatilisi assorbe formaldeide, benzene e TVOC;
  • la luce ultravioletta à sterilizza e neutralizza virus e batteri;
  • la ionizzazione à fa precipitare polline, polveri sottili e allergeni;
  • i carboni attivi à assorbono gli odori, decompongono la formaldeide, il benzene, l’ammoniaca ed eliminano gli odori sgradevoli.

Dalla combinazione di queste diverse strategie di purificazione nascono i purificatori d’aria VARYA, la cui efficacia è stata testata dal Dipartimento di Chimica dell’Università degli studi di Torino.

Nel grafico qui sotto è evidente la riduzione percentuale degli inquinanti presenti nell’aria durante l’uso del purificatore VARYA CONFORT: l’abbattimento di oltre 40 diversi inquinanti supera la soglia dell’80%.

 

Durante il test eseguito da Floramo Corporation, invece, si può notare che già dopo poche ore dall’installazione del prodotto cala drasticamente la concentrazione di carica batterica, muffe, lieviti e polveri sottili, come esplicitato nell’immagine seguente.

Ecco invece i risultati relativi alla diminuzione nella concentrazione di acetaldeide:

 

Call Now ButtonChiama Ora